L’Assalto al Genere e Alla Famiglia: La Sessuologia e L’Ereditá della Scuola di Francoforte

Originally post on TOO as “The Assault on Gender and the Family: Jewish Sexology and the Legacy of the Frankfurt School.”Posted on Resistenza Bianca

“La morale sessuale – come la società nella sua forma estrema, quella americana, la definisce – a me sembra molto spregevole. Io sostengo una vita sessuale incomparabilmente più libera.”  -Sigmund Freud, 1908 

“Ci saranno altre forme oltre al nostro matrimonio classico … Sperimenteremo una più vasta gamma di forme di vita sessuale socialmente accettate.”                                                                   –Volkmar Sigusch, 2015

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Volkmar Sigusch

Volkmar Sigusch (1940-), può non essere un nome familiare per i lettori di The Occidental Observer, ma dovrebbe esserlo per quelli interessati all’assalto moderno agli atteggiamenti tradizionali di genere e alla sessualità. Potreste aver incontrato il termine ‘cisgender’, una creazione di Sigusch che sta rapidamente guadagnando aderenza nel linguaggio comune. Per chi non la conoscesse, è arrivata a sostituire “normale”, e anche il termine ‘eterosessuale’, più simpatico ai deviati. In particolare, il termine si riferisce a coloro che “sentono una corrispondenza tra il sesso loro assegnato e il genere che sentono di essere. Sei cisgender se il certificato di nascita dice che sei maschio e ti identifichi come un uomo”. L’obiettivo dietro l’invenzione di un’etichetta così bizzarra e contorta per ciò che è naturale e sano, è, naturalmente, diluire ulteriormente l’identità di questa e delle generazioni future, e convincerci tutti che non c’è “normale”, solo posizioni diverse all’interno di un arcobeleno sempre più colorato.

Indebolendo il significato di ciò che significa essere maschio e femmina, si mina il concetto sano della famiglia. E quando il concetto sano della famiglia posseduto da un dato gruppo è minato, il gruppo è spinto sempre più vicino al genocidio tramite (utilizzando il lessico delle Nazioni Unite) “inflizione intenzionale di condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale” e “imporre misure volte a prevenire le nascite”. Il raccolto eccezionale di termini come ‘cisgender’, proposto con allarmante frequenza dai “sessuologi”, aiuta a ridurre il matrimonio tra un uomo e una donna, e la crescita dei bambini all’interno di tale unione, ad una semplice “opzione” su un vero e proprio menù di possibili sessualità, identità di genere, e strutture familiari. In questo nuovo mondo coraggioso non c’è “normale” o “ideale” in quanto tutti i “modelli” sono presumibilmente validi e uguali.

Questa ideologia, militante sia in teoria che in pratica, si oppone al fatto che le sane relazioni sessuali tra maschi e femmine stiano così al di sopra delle altre “opzioni”, come a rappresentare un golfo, piuttosto che una gamma, nel comportamento umano. Come F. Roger Devlin ha così incisivamente sottolineato, l’eterosessualità è “il naturale ciclo di vita della nostra specie” (e di tutte le altre specie), mentre l’omosessualità è semplicemente “un modo per alcune persone con gusti esotici di raggiungere l’orgasmo”. Ogni argomento equivalente deve necessariamente essere distratto con astrazioni senza fine, in particolare astrazioni riguardo la natura dell’amore romantico, al fine di spingere il dibattito lontano da questo fatto biologico che tutto divora.

Allo stesso modo in cui abbiamo assistito alla spinta straordinaria per “l’uguaglianza del matrimonio”, abbiamo anche assistito alla recente difesa di quegli individui che soffrono della sfortunata illusione di essere nati nel corpo sbagliato. Mentre “il transgenderismo” è una grave malattia mentale per qualsiasi definizione del termine, i salutari e i normali sono ora abbassati allo stesso livello di queste e altre persone estremamente disfunzionali. Il relativismo culturale, una volta tatticamente messo in atto in Occidente al fine di creare una parità artificiale tra la grandezza occidentale e le scarse conquiste di razze e culture meno avanzate, è oggi impiegato all’interno della nostra razza e cultura per creare una parità artificiale tra lo stile di vita sano e quello dei degenerati e dei pazzi. Proprio come nella promozione dell’arte degenerata, il risultato finale in entrambi i casi è lo svilimento del sano e superiore, e l’elevazione del deforme, malato, e demente.

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L’immagine a sinistra è quella di una donna incinta che soffre dell’illusione di essere maschio. Questa “famiglia” del futuro è destinata a raggiungere la parità, se non la superiorità, nei confronti del sano nucleo familiare dei vecchi tempi – foto a destra – la vera chiave della nostra esistenza.

Ma chi sta appunto introducendo questi termini e idee, e, quindi, esercitando con ingegneria sociale un drastico cambiamento nella società occidentale? Nel nostro tentativo di rispondere a questa domanda, si potrebbe prima ritornare a Volkmar Sigusch. Sigusch, un tedesco, è un “sessuologo” auto-descrittosi medico e sociologo. Come fondatore e co-editore di Zeitschrift für Sexualforschung (Istituto per la Ricerca Sessuale), e direttore dell’Institut für Sexualwissenschaft (Istituto per la Scienza Sessuale) presso l’Università Goethe di Francoforte dal 1973 al 2006, Sigusch è stato descritto da Der Spiegel come “uno dei principali pensatori dietro la rivoluzione sessuale degli anni ’60”. Le ragioni per cui il giovane aspirante medico si è evoluto in un radicalista culturale sono abbastanza facili da intuire. Dopo essere fuggito dalla Germania dell’Est, Sigusch studiò medicina, psicologia e filosofia a Francoforte. Io pongo la tesi secondo cui è la seconda disciplina ad aver veramente formato Sigusch e ad aver fatto di più per determinare il suo futuro lavoro. Sostengo questo perché ha studiato filosofia sotto nientemeno che Max Horkheimer e Theodor Adorno, entrambi i quali per quella data erano tornati dagli Stati Uniti e si erano ristabiliti presso il famigerato Istituto di Francoforte per la Ricerca Sociale. Sigusch, un pioniere nella rivoluzione sessuale in atto, è infatti un protetto della Scuola di Francoforte.

L’analisi che segue si occupa della funzione in corso della “Cultura della Critica” nel promuovere teorie e tendenze progettate per atomizzare la nostra società. In particolare, si concentra sul sostegno intellettuale e politico da parte ebraica a favore del sessualmente anormale e lo spiega come un’estensione e prodotto della visione della Scuola di Francoforte per cui “il ruolo unico del giudaismo nella storia del mondo è stato quello di giustificare il concetto di differenza contro le forze omogeneizzanti pensate come rappresentanti l’essenza della civiltà occidentale”. Kevin MacDonald ha osservato che la Scuola di Francoforte ha classificato sane norme occidentali, nazionalismi, e stretti rapporti familiari come un’indicazione di disturbo psichiatrico. Al contrario, negli ultimi decenni del XIX secolo gli intellettuali ebrei cominciarono a difendere gli emarginati della società occidentale e i non-conformisti. Con l’utilizzo di questi reietti, gli intellettuali ebrei potevano combattere una guerra in terza persona contro l’omogeneità occidentale, e intraprendere una campagna clandestina per l’accettazione del pluralismo.

Sostenendo in modo sottile la posizione dei deviati sociali e sessuali, queste figure ebraiche potevano guadagnare accettazione o furtività nella nuova società atomizzata, minando allo stesso tempo la salute della nazione omogenea. Come MacDonald ha notato, la Scuola di Francoforte ha offerto un’importante prescrizione per il mondo malato occidentale: “l’individualismo radicale e l’accettazione del pluralismo. Le persone hanno un diritto intrinseco di essere diverse dagli altri e di essere accettate dagli altri come diverse. Infatti, il diventare differenziato dagli altri vuol dire raggiungere il più alto livello di umanità”. In seguito a questo, in una società che ha ceduto alla ideologia della Scuola di Francoforte ci si aspetterebbe di trovare termini infiniti per infinite identità e generi, scelte di vita, cricche e sottoculture.

Un ottimo esempio di questo incubo che diventa realtà è uno degli ultimi termini inventati nella nostra società atomizzata: Otherkin. Secondo Google, Otherkin sono persone che si identificano come parzialmente o interamente non-umane. Alcuni dicono di essere, nello spirito se non nel corpo, non umani. In qualsiasi società normale, sana, questa assurdità sarebbe considerata puerile o folle, e certamente non sarebbe contemplata. Ma oggi, sulla scia della vittoria della Scuola di Francoforte, la comunità Otherkin è solo uno dei diversi ambiti di crescita per il bizzarro.

Allo stesso modo, in una società che ha ceduto alla ideologia della Scuola di Francoforte ci si aspetterebbe di scoprire che le persone più marcatamente diverse dai normali e sani siano tenute come presunti esempi della migliore umanità. A questo proposito dobbiamo solo indicare gli incredibili e gratuiti plausi ammassati su Bruce Jenner, e la sua selezione come “donna dell’anno” sulla rivista Glamour. Questi sviluppi dovrebbero giustamente essere considerati come il trionfo della Scuola di Francoforte. Tuttavia, accanto, e anche attraverso, la Scuola di Francoforte, vi erano diverse altre correnti intellettuali ebraiche. Tra le più importanti la psicoanalisi freudiana e la sessuologia. È alla storia contorta e complessa di quest’ultima che rivolgiamo ora la nostra attenzione, e seguiremo il suo percorso dalle origini più profonde alle attività di Volkmar “cisgender” Sigusch nel presente. È la storia della decomposizione ingegnerizzata di una società un tempo sana.

Sessuologia: le sue correnti non-ebraiche

Come con diversi pupilli della Scuola di Francoforte, Volkmar Sigusch si ritrovò diretto in posizioni precocemente alte sin dalla giovane età. Nel 1972, divenne l’allora più giovane professore di medicina tedesco presso l’Università di Francoforte, quando gli fu conferita la prima cattedra in assoluto in “Sessuologia”. La “disciplina” della sessuologia merita qualche discussione. In primo luogo, essa non può essere descritta come una “disciplina ebraica” allo stesso modo in cui la psicoanalisi non può esserlo. Piuttosto, era una disciplina che iniziò con due radici, ebraica e non, per essere alla fine completamente cooptata dagli Ebrei e utilizzata per la promozione di interessi ebraici. Il primo serio studio accademico che coinvolge la patologia sessuale e la psichiatria è generalmente attribuita allo psichiatra austro-tedesco Richard von Krafft-Ebing (1840-1902) e il suoPsychopathia Sexualis (1886). In questo lavoro, Krafft-Ebing classificava l’omosessualità come una perversione e “la maggior parte dei sessuologi, seguendolo, la giudicarono patologica”[1]. Uno di quelli che hanno seguito l’esempio di Krafft-Ebing, e di conseguenza uno dei fondatori della sessuologia moderna è stato l’inglese Havelock Ellis (1859-1939).

Havelock Ellis

Havelock Ellis aprì la strada al filone non ebraico della sessuologia costruendo sulle radici della prima letteratura in lingua tedesca sul comportamento sessuale tra gli esseri umani. Tra i più importanti di questi primi scritti vi era quello di von Krafft-Ebing. In Psychopathia Sexualis il tedesco diede il tono e la struttura alle indagini non ebraiche in materia di omosessualità sostenendo che ci fossero essenzialmente quattro stadi di “inversione sessuale”, il suo termine per omosessualità. La prima fase è una semplice perversione dell’istinto sessuale, che non si traduce in nessuna deformità della personalità stessa. Come esempio di questo tipo si potrebbe puntare a contemporanei come Douglas Murray o Jack Donovan che espongono tratti caratteriali non sensibilmente insoliti al di là della inversione del loro istinto sessuale. La seconda fase comporta una defeminatio in cui tutta la personalità dell’individuo subisce un cambiamento di disposizione in armonia con l’istinto sessuale modificato. In questi casi, vediamo i tipi effeminati, vistosamente pervertiti, che sono i principali vettori di malattie sessualmente trasmissibili tra invertiti. La terza fase prevede una transizione a metamorphosis sexualis paranoica, in cui il soggetto a volte soffre dell’illusione che vi sia stato un reale cambiamento di sesso. Infine, von Krafft-Ebing sosteneva che il quarto stadio fosse metamorphosis sexualis paranoica in piena regola, che coinvolge illusioni sistematiche tali da cambiare sesso. In questa categoria si può posizionare l’ormai tanto celebrato Bruce/Caitlyn Jenner.

Ciò che univa i primi studiosi tedeschi e i poco più tardi pionieri di studi analoghi in lingua inglese era la classificazione di questi comportamenti come disturbi psicologici. Inoltre, questi studi furono condotti nei periodi in cui i tassi di natalità erano in declino e, come tali, il loro campo si fuse in modo più che leggero con quello della eugenetica. Havelock Ellis stesso era vicepresidente della Eugenics Education Society, l’antesignana dell’Istituto Galton. Ellis attinse ulteriormente dal lavoro di von Krafft-Ebing nel suoSexual Inversion (1901), in cui sosteneva che gli omosessuali e coloro che subiscono metamorphosis sexualis paranoica erano “soggetti congeniti di anormalità”, e “affetti intensamente da organizzazione anormale”. Ellis concordava con von Krafft-Ebing (37) sul fatto che tale disturbo fosse “un segno funzionale di degenerazione, come manifestazione parziale di uno stato neuropatico e psicopatico”.

Ellis andò anche oltre von Krafft-Ebing, tentando di spiegare perché dovrebbero essere intraprese iniziative dallo Stato per evitare che tali comportamenti divenissero accettati e quindi più all’ordine del giorno. In altre parole, si oppose alla cultura pubblica dell’omosessualità, divenuta poi sempre più predominante dopo la rivoluzione contro-culturale degli anni 1960. Come molti commentatori conservatori moderni, e in effetti come lo stato russo di oggi, Ellis sosteneva che l’inversione sessuale fosse “organica” solo in pochissimi casi, ma che la sua prevalenza potesse essere aggravata in una data società a causa di fattori ambientali, in particolare una propaganda che indicasse a l’altrimenti normale, giovane, e impressionabile che tali comportamenti e stili di vita fossero alla moda. Uno di questi fattori era la vita urbana stessa che (30) “rende più facile l’esposizione e la soddisfazione di questa come di ogni altra forma di perversione”. Inoltre, sebbene sia Parmenide che Aristotele avevano sostenuto che l’ereditarietà giocasse un ruolo importante nell’omosessualità dei Greci, e in particolare dei Dori, Ellis affermava che la prevalenza dell’inversione sessuale nella società greca era radicata più “nell’istinto del gregge” umano ed era più dovuta (29) a uno “stato di sentimento sociale che, comunque abbia avuto origine, aveva indotto gran parte della popolazione normale ad adottare l’omosessualità come una moda”. Una volta che una società ha adottato questa moda, essa ha contribuito (239) alla “demoralizzazione della virilità di una nazione”, ed era un segno di imminente crollo nazionale o di civiltà in decadenza e rovina. L’obiettivo era quindi di evitare una situazione in cui tali comportamenti fossero “normalizzati” e, ancora più importante, evitare che i comportamenti associati a questi disturbi psicologici diventassero di moda.

L’approccio di Ellis all’anormalità dell’inversione sessuale era tutt’altro che totalitario. Egli sosteneva (193) che poco si poteva fare per aiutare l’inversione congenita, ma che “una sana igiene sociale dovrebbe rendere difficile l’acquisizione della perversione omosessuale”. Agli omosessuali dovrebbe essere impedito di entrare in stretto contatto con i bambini in quanto gli studi hanno dimostrato (199) che questo ha ridotto l’incidenza di “perversione acquisita in altri” tramite abusi e conseguenti disturbi psicologici. Aderire anche solo a questa misura avrebbe agito rapidamente per ridurre “l’omosessualità artificiale tra la popolazione generale”. Ellis sosteneva che era crudele e indesiderabile per la società fare in modo che gli invertiti congeniti si comportassero come coloro che li circondano, e soprattutto indesiderabile per loro essere incoraggiati a procreare. Ellis collezionò dati che mostravano (198) che i discendenti di invertiti sessuali tendono a costituire famiglie di “tipo nevrotico e mal riuscito”. Invece riteneva (198) che gli eventi di inversione sessuale potevano essere un modo della Natura di avviare la chiusura di un ramo guasto dell’albero genealogico: “La tendenza alla inversione sessuale nelle famiglie eccentriche e nevrotiche sembra semplicemente essere il metodo misericordioso della Natura di liquidare una preoccupazione, che, dal suo punto di vista, ha cessato di essere vantaggiosa”. Per gli invertiti sessuali, secondo Ellis, “resta l’inopportunità della genitorialità”.

Per Ellis, i dibattiti circa la tolleranza del comportamento omosessuale devono essere sollevati dalla sfera morale e religiosa e collocati esattamente nel campo della demografia e della sanità nazionale. Egli precisa tuttavia che le due sfere (206) si sovrapponevano in tempi di crisi demografica:

“Ovunque l’allargamento della popolazione diventi un bisogno sociale fortemente sentito – come lo era tra gli Ebrei nella loro esaltazione della vita familiare, e come lo era quando furono costituite le nazioni europee, – l’omosessualità era considerata come un crimine, punibile anche con la morte. Gli Incas del Perù antico, nella furia della loro devastazioni, distrussero anche un’intera città in cui una volta era stata rilevata la sodomia.”

Fatto particolarmente rilevante per la nostra società contemporanea, Ellis aveva inoltre acutamente sottolineato (206) che “sembra esserci una certa relazione tra la reazione sociale contro l’omosessualità e contro l’infanticidio. Dove l’una è considerata con indulgenza e favorevolmente, generalmente anche l’altra lo è; dove l’una è estromessa, l’altra è in genere estromessa”. Le osservazioni sagaci di Ellis sul contesto della messa fuori legge ebraica dell’omosessualità, e l’uso della violenza contro di essa in culture antiche come quella peruviana, portano a ulteriori riflessioni. Ciò è particolarmente vero dato che vi è un ceppo di invertiti all’interno del nostro movimento che propagandano la loro causa sostenendo debolmente che l’antipatia verso l’inversione sessuale è dovuta all’influenza della “morale giudaico-cristiana”, piuttosto che da preoccupazioni etnicamente universali intorno alla salute demografica.

Questa preoccupazione demografica era vitale per le interpretazioni e le vedute dei sessuologi non ebrei. Poiché l’omosessualità, una volta concessole di diffondersi tramite la moda, portando a “perversione acquisita” nel giovane, è socialmente legata all’accettazione dell’aborto e dell’infanticidio, essa agisce per “controllare la popolazione” e dovrebbe quindi essere controllata e messa in quarantena in uno stato che vuole migliorare la sua salute demografica.

I mezzi di quarantena suggeriti da Ellis non erano duri o irragionevoli. La società avrebbe dovuto astenersi (215) dallo schiacciare l’oggetto di anomalia con la vergogna, ma, in un presagio inquietante dei “gay pride”, egli sosteneva che la società non dovrebbe mai permettere all’invertito di “sbatterle in faccia la sua perversione e supporre che egli sia di materiale più fine del volgo”. Poiché il vicolo cieco genetico che aspettava agli invertiti era, ad avviso di Ellis, abbastanza penalizzante, la società avrebbe dovuto limitare il suo approccio al sessualmente anormale per “proteggere dall’invertito i membri indifesi della società”. In sostanza, il consiglio di Ellis era di depenalizzare il comportamento degli invertiti e terminare la vergogna sociale che lo circonda, ma anche evitare che gli invertiti esaltassero la loro anormalità, e avessero accesso fisico, pedagogico o ideologico ai bambini. Questo fu l’approccio di una vasta fascia di opinione predominante (non ebraica) nella sessuologia fino al periodo di Weimar. E questa è in gran parte la posizione assunta dallo Stato russo oggi.

La ricerca e le teorie sull’omosessualità iniziate da Krafft-Ebing e Ellis hanno più di un secolo di vita, quindi non c’è motivo di prenderle come oro colato. Tuttavia, questo ramo di ricerca, se avesse mantenuto la sua posizione dominante, avrebbe potuto perpetuare una cultura pubblica adattiva che privilegiasse l’eterosessualità, il legame maschio-femmina, e l’educazione dei figli.

C’era, tuttavia, un altro ceppo di pensiero nel campo della sessuologia allo stato embrionale, ed è a questo ceppo che la moderna tolleranza e promozione della devianza sessuale deve il suo debito più significativo. Questo ceppo può essere identificato come un intruglio intellettuale ebraico, perché i suoi quattro pensatori chiave e attivisti etnici erano gli psichiatri ottocenteschi ebraico-tedeschi Albert Moll, Iwan Bloch, Magnus Hirschfeld e Albert Eulenburg, con il supporto capace di altre figure ebraiche come Hermann Joseph Lowenstein, Julius Wolf, Max Marcuse, e Eduard Bernstein. Nonostante alcune minori divergenze occasionali tra loro, questi sociologi e commentatori sociali ebrei furono uniti nel portare avanti teorie sulla inversione sessuale che esulavano da interpretazioni basate su temi come la degenerazione, il declino demografico e la realtà biologica, mirando invece ad astrazioni talmudiche sulla natura dell’amore romantico e sul preteso carattere fluido del genere e del sesso. Come è facile prevedere, tutte le loro opere sono permeate da una chiara preoccupazione per la necessità della “tolleranza” e del pluralismo sociale, la negazione delle differenze umane, e una opposizione fanatica ai tentativi da parte di non ebrei di sviluppare la scienza razziale. È alle teorie e macchinazioni di questi specifici individui che ora rivolgiamo la nostra attenzione.

Albert Moll

Albert Moll (1862–1939), che poi avrebbe avuto “una grande influenza su Freud”[2], proveniva da una famiglia di commercianti ebrei polacchi e “apparteneva alla comunità religiosa ebraica”[3]. Tipico del suo gruppo etnico-religioso, Moll spesso utilizzava la sua posizione nel campo della psicologia medica per formare un blocco di opposizione contro le opinioni prevalenti della società non ebraica del XIX secolo e dell’inizio del Novecento. In effetti, numerosi Ebrei proliferavano tatticamente in diverse discipline mediche di quel periodo proprio per questo motivo. La storica Elena Mancini scrive che ” in quel periodo gli Ebrei dilagarono in medicina, non solo per la posizione sociale, ma anche, in un’epoca che vedeva la fioritura della scienza razziale, per la possibilità di auto-rappresentazione… La presenza di Ebrei nel settore medico in generale, e nella scienza razziale in particolare, permetteva loro di affermare l’uguaglianza e molto spesso la superiorità morale ebraica”[4]. Con Berlino come centro della medicina tedesca, e gli Ebrei che componevano un terzo dei medici della città[5], la dominazione e il ri-orientamento di intere discipline non solo era possibile, ma fastidiosamente facile.

Un aspetto chiave del sostegno all’uguaglianza e superiorità morale ebraica era la difesa ebraica del pluralismo sociale, razziale e religioso. Questa posizione spesso entrò in conflitto con gli sforzi di non ebrei di promuovere il nazionalismo, in particolare il nazionalismo su base etnica, e con i corrispondenti sforzi per affrontare il degrado sociale e culturale. Un tema universale nelle opere di Albert Moll erano gli argomenti contro i tentativi tedeschi di fare i conti con la degenerazione sociale e biologica tardo imperiale e dell’era di Weimar attraverso programmi eugenetici. Ad esempio, nel suo Handbuch der Sexualwissenschaften(1911) Moll esprimeva la speranza che i piani ipotizzati per i programmi di sterilizzazione “non siano attuati e che i nostri miglioratori della razza non ottengano troppa influenza sulla nostra legislazione”. Quando la scienza tedesca alla fine degli anni ’20 iniziò a occuparsi di degenerazione e declino, gravitando ulteriormente verso l’eugenetica, Moll precedette Boas nel respingere le conclusioni della genetica del comportamento, sostenendo che “il fatto di trovare così tante persone di valore, nonostante il fardello ereditario, è causata in innumerevoli casi dalla rigenerazione… Difficilmente possiamo mai dire qualcosa sulla condizione della prole con certezza assoluta”. Moll era quindi il medico ebreo per eccellenza: gli interessi politici ed etnici non erano mai lontani dalla sua dubbia pratica della medicina.

Come è tipico degli intellettuali ebrei, Moll esibiva tratti di personalità altamente aggressivi e assertivi e aveva un talento per l’auto-promozione. Anche se aveva iniziato la sua carriera con particolare attenzione alla ipnosi, Moll non tardò ad utilizzare questi tratti per ottenere vicinanza professionale a esperti di sessuologia, in particolare von Krafft-Ebing. Egli ha poi magistralmente orchestrato l’eclissi di von Krafft-Ebing a tal punto da arrivare ad essere considerato, e restare in gran parte considerato, il pioniere del campo. Tuttavia, l’attività di Moll in sessuologia andò ben oltre il rubare la scena. Fin dall’inizio della sua deriva in sessuologia egli adottò lo stesso ruolo di opposizione che occupava in relazione ad altri tentativi tedeschi di fare i conti con il degrado sociale. In particolare, Moll lavorò senza sosta per convincere i principali studiosi non ebrei come von Krafft-Ebing a respingere l’idea che l’anomalia sessuale fosse il risultato di disturbo biologico e psicologico. Nel suoFreud: biologo della Mente, Frank J. Sulloway scrive che “la decisione di Krafft-Ebing a cavallo tra i due secoli, di separare la dottrina della degenerazione dalla teoria dell’omosessualità era in risposta al pensiero del più giovane e più critico collega Moll”. Tuttavia, vi è un motivo significativo di dubitare della validità del cambiamento di prospettiva personale di Krafft-Ebing, dato che le più pertinenti, successive edizioni diPsychopathia Sexualis che mostravano questo cambiamento furono infatti modificate nientemeno che da Moll in persona. Volkmar Sigusch scrive anche che Moll “revisionò completamente il lavoro”.

Il lavoro di Moll era incentrato sulla tesi secondo la quale vi fossero “identità” alternative, valide, e sosteneva che l’omosessualità, in quanto tale, fosse una ” valida identità sessuale”[6]. Considerando che i precedenti psichiatri non ebrei osservavano “caratteristiche personali sgradevoli e spesso spregevoli” tra gli invertiti sessuali (inclusa la loro tendenza ad essere bugiardi, il loro malumore, l’amore per il gossip, la vanità e l’invidia), Moll sosteneva invece che “gli uomini omosessuali non erano corrotti, ma solo effeminati”[7], comprendendo una sorta di “terzo sesso” – una teoria che in seguito sarebbe stata portata molto più avanti dal co-etnico Magnus Hirschfeld. In Sesso, libertà e potere nella Germania imperiale, 1880-1914, E.R. Dickson osserva che le teorie di Moll vennero diffuse e beneficiarono di un positivo risalto sostanziale in Germania nella stampa socialdemocratica predominante durante il processo di Oscar Wilde in Inghilterra nel 1895. Dickson scrive che “la politica pubblica nei confronti dell’omosessualità fu anche un’altra questione che i socialdemocratici potevano utilizzare per indicare l’ipocrisia dei costumi sessuali borghesi, e per approfondire la propria alternativa naturalista. Il socialdemocratico Eduard Bernstein, per esempio, fece proprio quello nella sua segnalazione al pubblico tedesco del caso Wilde a Londra (dove viveva come giornalista).[8]”

Ancora più radicale di Moll era Magnus Hirschfeld (1868-1935). Come Moll, Hirschfeld proveniva da una famiglia di commercianti ebrei e, come Moll, avanzò teorie sul comportamento sociale e sessuale facenti capo a “l’esistenza di fondamentale uguaglianza irriducibile degli esseri umani”[9]. Elena Macini scrive che l’ebraicità di Hirschfeld fu “un aspetto socialmente e politicamente determinante della sua vita”[10]. Una caratteristica comune del suo lavoro fu l’odio che aveva per il Cristianesimo. In effetti, la sua critica di quella religione assomigliava per molti aspetti a quella di Freud. Per Hirschfeld, il Cristianesimo era “essenzialmente sadomasochista, deliziandosi nel dolore dell’ascetica abnegazione”[11]. Era quindi la Civiltà Occidentale “nella morsa di esagerazioni anti-edoniste da duemila anni”, commettendo così “automutilazione psichica”[12]. Era quindi la società occidentale, pertanto, piuttosto che omosessuali e altri emarginati, ad essere malata e degenerata, e la cura prescritta da Hirschfeld era l’edonismo sessuale e l’accettazione di una vasta gamma di “identità” e “sessualità”. Anche se proveniva da un’affiatata, osservante comunità ebraica, e in possesso di un odio costante per il Cristianesimo, Hirschfeld sosteneva superficialmente una visione “pan-umanistica” ed era appassionato nel dichiararsi “cittadino del mondo”[13]. (Potrei essere d’accordo con Hirschfeld ad un certo punto, visto che mi sembra un esempio perfetto di ciò che Henry Ford chiamava un “Ebreo internazionale”.)

Magnus Hirschfeld

Anche le differenze ideologiche tra Moll e Hirschfeld erano poche, i loro ego si scontrarono e l’approccio era leggermente diverso. Mentre Moll era soddisfatto dal pubblicizzare le sue idee su libri e giornali, l’omosessuale Hirschfeld era intento in una forma più diretta di attivismo nella lotta per abbattere costumi sociali e sessuali occidentali. Come scrive il divulgatore di Moll, Eduard Bernstein, Hirschfeld era un “socialista e un membro attivo del partito socialdemocratico”[14]. Hirschfeld, descritto da Mancini come “cosmopolita fino al midollo”, in sostanza creò la prima “comunità” omosessuale, iniziata a Berlino, dove era conosciuto come il “travestito” (termine da lui coniato) Tante Magnesia dagli invertiti sessuali della città. Hirschfeld organizzò gli omosessuali, incoraggiandoli a sfoggiare apertamente le loro predilezioni e a farsi coinvolgere nella crescente campagna per “l’emancipazione” che si stava sviluppando sotto gli auspici del Comitato Scientifico Umanitario che aveva formato nel 1897. Hirschfeld sperimentò moderne tattiche proprie del guerriero della giustizia sociale sollecitando celebrità e politici di alto profilo ad aggiungere i loro nomi a sostegno della campagna per la “parità tra i sessi”.

Hirschfeld e i suoi protetti hanno prodotto un gran numero di libri, manoscritti, carte e opuscoli riguardanti sessualità, travestitismo, “transgenderismo” (altro termine di Hirschfeld) e feticci. Attraverso il suo lavoro con il Comitato Scientifico Umanitario, Hirschfeld pubblicò in 23 volumi l’Annuario per gli Intermedi Sessuali, il primo periodico dedicato a “studi omosessuali”. L’Istituto di Hirschfeld per la Scienza Sessuale (Institut für Sexualwissenschaft) fu la prima clinica per le identità di genere al mondo e il suo personale eseguì i primi interventi chirurgici transessuali noti. Attraverso l’Istituto per la Scienza Sessuale da lui fondato nel 1919, Hirschfeld documentò anche migliaia di casi di inversione sessuale e rafforzò ulteriormente la sua teoria del “terzo sesso”.

A dispetto delle etichette che affibiava ai suoi comitati e pubblicazioni, il lavoro di Hirschfeld si basava in gran parte sulla discussione politica più che sulla legittima ricerca scientifica. Lo studioso Edward Dickson sostiene che il campo di Hirschfeld fu “caratterizzato da argomenti irrisolti e spesso speculativi”[15]. Mentre molti dei primi sessuologi non ebrei avevano un’esperienza in zoologia e comportamento sessuale degli animali, in particolare i primati, Hirschfeld respingeva tali interpretazioni strettamente biologiche o evolutive del comportamento sessuale umano. In seguito a questo, la metodologia che impiegava era molto simile a quella impiegata da Freud – si tratta della “scienza” delle interviste ai pazienti e del ragionamento circolare, piuttosto che quella basata su statistiche e osservazione empirica.

Nonostante il fallimento della sua scienza, il drammatico successo del Comitato nel mobilitare ampi settori della società tedesca ed europea a nome degli omosessuali, fu dovuto alla personalità di Hirschfeld. Come Moll, era un agitatore aggressivo e implacabile. Rispettando pochi codici sociali, era il beniamino dei socialdemocratici e il nemico vilipeso dei conservatori di Weimar (Hitler denominò Hirschfeld come “il più pericoloso Ebreo in Germania”). Entro la fine del 1920 l’attivismo di Hirschfeld fece sì che la Germania di Weimar vedesse l’omosessualità meno come un disturbo medico e segno di degenerazione e più come una delle principali cause célèbre. La carriera perversa di Hirschfeld si concluse nel 1933, quando il 6 maggio organizzazioni studentesche nazionaliste tedesche e colonne della Gioventù Hitleriana attaccarono l’Istituto per la Scienza Sessuale. La biblioteca dell’Istituto fu liquidata e il suo contenuto utilizzato in un rogo di libri il 10 maggio. I giovani stamparono e diffusero anche manifesti con il volto di Hirschfeld unito alla didascalia: “Protettore e Promotore di aberrazioni sessuali patologiche, oltre che nel suo aspetto fisico probabilmente il più disgustoso di tutti i mostri ebraici”. Hirschfeld stesso si trovava in tour internazionale dal 1931. Visse in esilio in Francia fino alla morte per un attacco di cuore nel 1935.

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In termini di teoria, Hirschfeld ha “sovvertito il concetto che l’amore romantico debba essere orientato alla riproduzione”[16], sostenendo invece l’accettazione di stili di vita omosessuali e relazioni sessuali in generale edonistici e non riproduttivi. Un elemento chiave della teoria di Hirschfeld è stato il dispiegamento dell’amore “come arma primaria nella sua campagna etica e filosofica per la liberazione delle relazioni omosessuali”[17]. Tuttavia, l’amore come concetto in sé fu alterato da Hirschfeld, che lo intrise di qualità trascendentali e cosmiche in un tentativo di allontanarlo il più possibile da cause riproduttive biologiche. Mancini scrive che “l’idea che l’amore non solo avesse il potenziale di sollevare l’individuo, ma di arricchire la missione più ampia dell’umanità, era articolata nella condanna di Hirschfeld delle teorie dell’igiene razziale e nel suo appello al Pan-umanesimo per estinguere l’odio tra nazioni e razze.[18]”

Tale romantica teorizzazione, naturalmente, ha avuto poco a che fare con il contenuto effettivo degli studi sessuologici sui sessualmente invertiti, significativamente caratterizzati meno dall’amore e più dalla pederastia, la promiscuità e la malattia. Ma era l’idea e il “sentire” che contava di più nella creazione di un movimento omosessuale e del sostegno pubblico dietro di esso. Come strategia corrispondeva perfettamente agli sforzi per raggiungere “l’emancipazione ebraica”. Da questo punto di vista Richard Wagner lo espresse in modo più sagace e succinto quando scrisse che “quando cercammo di emancipare gli Ebrei eravamo davvero più i campioni di un principio astratto che di un caso concreto: … Il nostro zelo per diritti civili uguali per gli Ebrei era molto più la conseguenza di un’idea generale che di una vera simpatia; poiché, con tutto il nostro parlare e scrivere per l’emancipazione ebraica, ci siamo sempre sentiti istintivamente respinti da qualsiasi contatto reale, operativo, con loro”. Si potrebbe facilmente sostituire “omosessuali” con “ebrei” e ottenere una visione significativa sui processi psicologici di base all’opera, con “l’idea generale” di Hirschfeld come florida astrazione dell’amore intorno a cui possono gravitare il modaiolo e il facilmente ingannabile. Non può essere sottolineato abbastanza che gli Ebrei sono stati molto abili nell’inquadrare le loro argomentazioni in termini emotivi o morali che sembrano avere una trazione unica sulle coscienze degli Europei, e tali strategie sono molto difficili da scalzare. Basti solo riconoscere che il lavoro di Hirschfeld in questo senso mantiene ancora un grande potenziale nel presente, con il recente dibattito “l’uguaglianza del matrimonio” che scavalca nettamente gli imperativi biologici e sociali in favore di emotivi non sequitur alla Hirschfeld sull’”amore”.

Il sogno di Hirschfeld: il trionfo di edonismo e perversione sotto la bandiera di “amore”

L’uso di Hirschfeld del concetto di amore come arma era di per sé un retaggio del “mentore scientifico” e co-etnico di Hirschfeld, Iwan Bloch (1872-1922). Come Moll e Hirschfeld, Bloch non aveva alcuna esperienza in zoologia, studi evolutivi o comportamento animale. Formatosi come dermatologo, anche Bloch fu attratto dalla causa delle “minoranze sessuali” e divenne un ardente attivista a loro favore. Si unì a Moll e Hirschfeld nell’attaccare il consenso non ebraico per cui l’inversione sessuale era patologica e coniò il termine Sexualwissenschaft o sessuologia per dare rispettabilità accademica e medica a quello che era essenzialmente una reazione intellettuale ebraica contro gli sforzi non ebraici di categorizzare patologie sessuali e sociali nocive. Egli era anche un appassionato promotore della perversione e della pornografia. Fu lo “scopritore” del manoscritto del marchese de Sade Le 120 giornate di Sodoma, che era stato creduto perso, e lo pubblicò sotto lo pseudonimo di Eugène Dühren nel 1904. Nel 1899 aveva pubblicatoIl Marchese de Sade: vita e opere con lo stesso pseudonimo. Nel 1906 scrisse La vita sessuale del nostro tempo nelle sue relazioni con la civiltà moderna, grazie a cui guadagnò l’elogio di Sigmund Freud per aver attaccato i costumi sessuali (non ebrei) “borghesi”, attaccando la percezione degli invertiti sessuali come patologici, e aver richiamato gli Europei ad adottare una vita sessuale più pluralistica ed edonista.

Iwan Bloch

Al tempo in cui Moll, Hirschfeld e Bloch avevano essenzialmente cooptato e reindirizzato lo studio del comportamento sessuale umano, gli Ebrei stavano inondando la nuova “disciplina” in numero sempre crescente. Albert Eulenburg (1840-1917), con un passato in neurologia ed elettroterapia, iniziò a sfilare egli stesso come sessuologo. Con Bloch e Max Marcuse (1877-1963) curava la Sexualwissenschaft fur Zeitschrift(Giornale di Sessuologia) e con Hirschfeld aveva co-fondato la Società di Berlino per la Scienza Sessuale ed Eugenetica[19]. L’aspetto eugenetico del nome della società era naturalmente un inganno intelligente, inteso a ingraziarsi le società eugenetiche non ebraiche ai fini della loro eventuale sovversione con idee di opposizione ebraiche. Né la tattica era nuova. Eulenberg, Hirschfeld e Moll affermavano tutti di essere eugenetisti, ma, come nel caso della Lega tedesca per il miglioramento del Popolo e lo Studio dell’Eredità, dominata dagli Ebrei, i nazionalisti intelligenti percepirono il tentativo di cooptazione dall’interno, e l’editore nazionalsocialista Julius F. Lehmann la attaccò come “parte di un sovvertimento mirato da parte di Ebrei di Berlino”[20].

Ma il tempo per i sessuologi cominciava a scarseggiare. Dopo la distruzione dell’Istituto per la Scienza Sessuale di Hirschfeld nel 1933, l’elenco degli attivisti omosessuali tenuto da un’organizzazione di Hirschfeld cadde nelle mani della polizia, dove fu veicolo dell’accusa di migliaia di invertiti sessuali sotto codici penali, e del successivo internamento di questi individui nei campi di concentramento. I giornali e le organizzazioni dei sessuologi ebrei furono gradualmente chiusi fino a quando, nel 1938, la presa ebraica in diverse discipline fu categoricamente spezzata quando le leggi di Norimberga spogliarono delle loro licenze migliaia di medici ebrei. Albert Moll, una volta promotore altezzoso della degenerazione, fu tra coloro che persero la licenza e gli fu quindi vietata la professione medica. Fu costretto ad adottare il secondo nome di Israel. In una delle strane coincidenze che la storia a volte ci ha lasciato, egli sarebbe morto solo e impoverito lo stesso giorno del suo compagno combattente contro gli Europei, Sigmund Freud. Battezzato per convenienza sociale nel 1890, gli fu negato l’accesso alla chiesa del cimitero locale; il pastore responsabile si rifiutò di parlare alla tomba di Moll.

La sessuologia ebraica sembrava essere sull’orlo dell’estinzione. Ma avrebbe vissuto in esilio, insieme ad altre dottrine velenose, con la Scuola di Francoforte. Sarebbe ritornata dopo la guerra, con Horkheimer e Adorno, a Francoforte, dove l’Istituto di Hirschfeld per la Scienza Sessuale sarebbe stato ristabilito e quindi guidato dal loro pupillo Volkmar Sigusch. Da quando ha preso la direzione dell’Istituto, Sigusch ha agito come teorico ed esperto di questioni di politica sociale, e ha svolto un ruolo chiave nella liberalizzazione delle leggi tedesche che penalizzavano l’omosessualità. Fino al 2006, Sigusch ha condotto l’Istituto dell’Università di Francoforte per la Scienza Sessuale e la sua clinica associata di medicina sessuale. Nel 2005, ha pubblicato Neo-sessualità: Sul cambiamento culturale di amore e perversione. Ai primi di marzo 2011, ha pubblicato il suo nuovo libro Ricerca per la libertà sessuale. Nonostante la sua etnia non-ebraica, queste opere rivelano che egli è il figlio spirituale e ideologico di Moll, Bloch, Hirschfeld e Eulenberg.

Esaminando il panorama sociale e culturale contemporaneo nella società occidentale, si vede un allontanamento molto più radicale dalle misure raccomandate da Ellis, uno dei padri fondatori della sessuologia. E più di un secolo dopo i primi tentativi di Moll di realizzare una rivoluzione sessuale, ci troviamo ancora una volta a lottare con l’idra della sessuologia ebraica. Come accennato in precedenza, lo Stato russo moderno è probabilmente arrivato più vicino ad adottare misure in linea con le raccomandazioni di Ellis. Le relazioni omosessuali sono state depenalizzate nel 1993, ma lo Stato ha sempre rifiutato il permesso per i “Gay Pride” (lo “sbattere in faccia” su cui Ellis aveva messo in guardia). Ancora più importante, dal 2006 la Russia ha anche introdotto una legislazione che limita la distribuzione di materiali che promuovono stili di vita e comportamenti da invertiti sessuali ai bambini, come estensione di leggi esistenti per la protezione dei bambini. Le coppie omosessuali non possono adottare bambini e non possono sposarsi. Mentre la Russia è stata aspramente criticata e addirittura multata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per queste misure, il paese è ancora notevolmente indulgente per gli standard di Ellis. Gli omosessuali singoli sono autorizzati ad adottare bambini, l’inversione sessuale è stata declassificata da malattia mentale nel 1999, e a coloro che soffrono di metamorphosis sexualis paranoicaè stata concessa la chirurgia e di cambiare il loro genere legale dal 1997. Si sospetta che la Russia continuerà a essere ritratta come l’uomo nero dei “diritti civili” dai sessuologi e dai loro agenti fino a farla cadere in linea con lo spirito del tempo pluralista.

Per concludere, può valere la pena rimarcare la discussione sull’opportunità della presenza omosessuale nel movimento nazionalista. Non parlo per The Occidental Observer, ma per me stesso quando sconsiglio il coinvolgimento degli invertiti sessuali nel movimento. Poiché è stato proposto l’argomento a favore di tale coinvolgimento, sento che sia giusto fornire anche l’argomento contrario da tenere in considerazione. In questo movimento ci occupiamo di salute razziale, biologica e demografica, e la chiave per questo è la conservazione delle norme tradizionali in materia di matrimonio e relazioni tra i sessi. Non ci può essere distrazione da questa centralità, e nessuna concessione in nessun campo. Considero qualsiasi argomento in senso contrario solo come un’eco delle affermazioni di Moll et al. nel definirsi “eugenetisti”. Non ci può essere sovversione qui. In questa epoca di promiscuità, edonismo, aborto, ed imminente oblio demografico, il nostro futuro dipende da questo.


 

[1] E. Mancini, Magnus Hirschfeld and the Quest for Sexual Freedom: A History of the First International Sexual Freedom Movement (Palgrave Macmillan, 2010), 7

[2] F.J. Solloway, Freud, Biologist of the Mind: Beyond the Psychoanalytic Legend (Harvard, 1979), 314-5.

[3] V. Roelcke, Twentieth Century Ethics of Human Subjects Research: Historical Perspectives From Steiner Verlag (Stuttgart, 2004), 26.

[4] E. Mancini, Magnus Hirschfeld and the Quest for Sexual Freedom: A History of the First International Sexual Freedom Movement (Palgrave Macmillan, 2010), 29.

[5] A. Killen, Berlin Electropolis: Shock, Nerves and German Modernity (University of California Press, 2006), 63.

[6] E.R. Dickson, Sex, Freedom and Power in Imperial Germany, 1880-1914 (Cambridge University Press, 2014), 155.

[7] Ibid, 156.

[8] Ibid, 157.

[9] Mancini, Magnus Hirschfeld and the Quest for Sexual Freedom, 30.

[10] Ibid, 4.

[11] Ibid, 160.

[12] Ibid.

[13] Ibid, 4.

[14] Ibid.

[15] E.R. Dickson, Sex, Freedom and Power in Imperial Germany, 1880-1914 (Cambridge University Press, 2014), 249.

[16] Ibid, 7.

[17] Ibid, 5.

[18] Ibid, 6.

[19] A. Killen, Berlin Electropolis: Shock, Nerves and German Modernity (University of California Press, 2006), 63.

[20] J. Glad, Future Human Evolution: Eugenics in the Twenty-First Century (Hermitage, 2006), 13

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