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Cosa leggere, parte 1

July 27, 2015/1 Comment/in Translations: Italian/by Tom Sunic, Ph.D.
Homer

Homer

Italian translation of “What to read, Part 1”

Non esiste nessuna cosa come una letteratura di destra contro una letteratura di sinistra. C’è solo una buona letteratura contro una cattiva letteratura, con la definizione della bontà contrapposta alla malvagità che deriva dall’implicito bagaglio culturale e razziale di ognuno. Per più di mezzo secolo, insegnanti e studiosi hanno fatto discorsi pubblici e accademici ben allineati con i dogmi egualitari di odio nei confronti dei bianchi, e hanno letto delle liste ai loro studenti che erano costruite sulle basi di questi dogmi. Importanti romanzieri, (figure) chiave tra gli scienziati sociali, e autori sospettati di scrivere della prosa che andasse contro la corrente delle idee politiche dominanti, sono stati accantonati o rimossi dalla lista di letture.

I loro libri, semmai menzionati, ricevono un’interpretazione critica, incriminante, degradante, o caricaturale. Peggio, se qualcuno di loro oltrepassa i limiti sulla storiografia dati da un’attitudine alla censura autoimposta, come succede nel caso degli storici revisionisti in Europa o negli USA, loro potrebbero perdere il lavoro o andare in prigione.

1 Letteratura: Omero e il tragico

Uno può determinare l’identità di un autore dal suo stile e dalla sua narrativa. All’inizio del suo percorso autodidattico, un giovane studente dovrebbe evitare autori il cui stile e la sintassi sono noiosi, o che la loro tematica principale è difficile da comprendere. Uno studente bianco negli studi umanistici, dovrebbe per prima cosa iniziare con delle facili letture (tra) i classici, come Omero o i testi ugualmente semplici delle favole. I grandi scrittori amano la chiarezza dell’esposizione e non nascondono il loro ego dominante dietro ambigue sentenze e un gergo ermetico. Questo sfortunatamente non è sempre il caso per alcuni eminenti studiosi razzialisti e tradizionalisti, specialmente nel campo della scienza sociale. Molti bravi scienziati sociali spesso non sanno come elaborare le loro idee importanti in un linguaggio semplice. Perciò, per uno studente è necessario leggere per prima cosa i classici.

Omero non è affatto una letteratura esclusivamente per bambini. Né lo sono le favole dei fratelli Grimm, di Charles Perrault, o Esopo. Omero, insieme con gli altri autori classici dell’antichità, è essenziale per comprendere l’essenza dell’uomo bianco: l’innato senso del tragico e la volontà di potenza. Oggigiorno queste nozioni in ambito accademico sono etichettate come “pessimismo culturale” e sono interamente rigettate dai professori sinistrorsi e liberali che le vedono come simboli di violenza e le respingono in quanto pilastri fondamentali del pensiero fascista. Questa non è una sorpresa. Ogni cosa che non rientra concettualmente nel linguaggio dei professori liberali dei college, dei moderni recensori di libri, dei critici letterari, o di chi influenza l’opinione pubblica in TV, deve essere etichettato come “fascista”.

Omero è importante perché i suoi poemi epici, l’Iliade e l’Odissea, ci raccontano del mondo interiore dei nostri antenati. (Ciò che ci) è stato trasmesso, nemmeno le migliori traduzioni moderne di Omero possono carpire il significato del testo originale, figuriamoci l’importanza delle allegorie usate dai nostri antenati svariati millenni fa. Questi antichi simboli e metafore, hanno preso la forma di una miriade di Dei, Semidei, centauri e altre simpatiche o spaventose creature, (che) oggi hanno ricevuto un’interpretazione distorta. Tuttavia, la descrizione di Omero di questi personaggi surreali ci dà almeno un piccolo aiuto di ciò che i nostri avi pensavano di sé stessi e come concepivano il mondo che li circondava. La loro percezione del mondo tangibile consisteva in una rapsodia di immagini, nella quale ogni piccolo ramo nelle foreste e ogni pietra nella spiaggia ha la sua forma divina, semidivina, o caotica, o ha un suo significato sacro o profano. Il punto su cui si concentravano i nostri antenati non era la nozione del “bene contro il male,” ma piuttosto la nozione “dell’ordine contrapposto al caos” e quindi come portare fuori il mondo in cui vivevano dal caos cosmico e come costruire almeno una parvenza di vivibilità e di ordine. La primitiva nozione indoeuropea del temuto caos, un tema che ricorre costantemente nella letteratura occidentale, quando viene trasposta nel mondo di oggi, porta il nome di decadenza. La decadenza razziale e sociale è vista come l’arcinemico dell’uomo bianco da tutti gli studiosi razzialisti, tradizionalisti, nazionalisti, conservatori.

È sbagliato pensare che le antiche stirpi greche, romane, germaniche, celtiche, o slave che un tempo vagavano per i boschi dell’Europa del nord o che si erano stabiliti al sole del mediterraneo, fossero stupidi e superstiziosi con un basso quoziente intellettivo. Che presumibilmente avrebbero dovuto aspettare pochi millenni per svilupparsi e diventare degli individui saggi, illuminati e liberali.
Considerando la montagna di bugie che vengono scodellate ogni giorno nelle scuole pubbliche, nei college e nelle pubbliche assemblee, specialmente negli studi di storia e razza, i nostri antenati, se fossero stati miracolosamente resuscitati oggigiorno, ci avrebbero visti come gente superstiziosa e credulona, o peggio, come una manica di codardi traditori che credono in dei miti anormali e che divinizzano ogni senso del trascendente e mistificano ogni logica, empirica, o forense prova delle leggi della natura. Tuttavia, se noi dovessimo accettare l’ipotesi ben fondata che i popoli bianchi hanno subito un grave declino razziale nel corso dell’ultimo secolo, noi potremmo arrivare alla conclusione che sia in termini di intelletto che di carattere, e in vista della perdita del senso del tragico, loro erano peggio dei loro lontani antenati. Questo è più o meno il tema ricorrente in tutti i libri dei cosiddetti studiosi razzialisti, tradizionalisti, nazionalisti, conservatori che noi abbiamo curato in una certa misura nelle colonne del TOO. Noi siamo d’accordo almeno che durante gli ultimi cento anni, il proverbiale uomo bianco ha volontariamente accelerato il processo del suo cedimento sociale, morale e razziale.

Il concetto moderno contro l’antica immagine

I nostri avi non conoscevano affatto la nozione del concetto, che è diventato un imperativo strumento metodologico nella comprensione del mondo in cui viviamo. L’incessante spinta a quantificare tutto, la ricerca ossessiva per le relazioni causali in ogni dettaglio che ci circonda, sia esso nel sesso o nelle politiche, è diventato il nostro chiodo fisso. La matematica ha divorato la metafora.

I miti e le leggende non ricercano le relazioni causali. Il loro implicito senso del tragico si è intrecciato nelle saghe germaniche; ricorre per tutto il tempo nelle opere teatrali dell’antica Grecia; è un tema basilare degli antichi pensatori romani. Nel puro inglese, il senso del tragico significa che anche quando un bianco perde tutto ed è destinato a morire, deve continuare a combattere fino al suo ultimo respiro.
L’antica figura di Prometeo incarna la volontà di potenza e il senso del tragico, i cui frutti noi li abbiamo ripercorsi in continuazione tra i successi dei singoli europei che un tempo solcavano i sette mari, o che emigravano nelle loro carovane dalla east cost alla west coast. Noi ritroviamo innumerevoli di questi tragici personaggi prometeici (pieni) di volontà di potenza nei romanzi di Jack London e nelle storie di Ambrose Bierse e tra tanti, tanti altri autori razzialisti, tradizionalisti, nazionalisti, conservatori.
I nostri antenati, con il loro senso del tragico, simile alla mitica figura omerica di Ulisse, non hanno mai temuto la morte. Non si sono mai aspettati nessun dono; né dagli Dei né dagli uomini.

Omero è una letteratura fondamentale per gli studenti e gli attivisti bianchi che desiderano apprendere non come mettere il dramma del mondo in una prospettiva storica più ampia, ma anche come mettere sé stessi nella prospettiva. Un seguito e una lettura parallela a Omero potrebbe essere JRR Tolkien. Il suo Hobbit è solo un’altra versione dell’Odissea.

La volontà di potenza oggi è erroneamente interpretata come la volontà di soggiogare altre persone. Sbagliato, la volontà di potenza significa soprattutto imparare l’arte di superare sé stessi, nel proprio lavoro intellettuale, militare e professionale. Le opere fatte dagli scienziati sociali, che sono in modo maldestro e conveniente etichettati come “conservatori rivoluzionari,” (appartenenti al movimento conservatore rivoluzionario tedesco, movimento völkisch successivo alla prima guerra mondiale n.d.t.) “nazionalisti,” “razzialisti,” “tradizionalisti,” o anche “fascisti,” sono state scritte da individui introspettivi tormentati dall’idea che tutto ha il suo tempo e tutto debba finire. Ma il caos deve essere prevenuto a tutti i costi.

L’ebreo austriaco nato in America, psichiatra infantile della scuola di Francoforte, Bruno Bettelheim in un intento rieducativo post seconda guerra mondiale per criminalizzare l’eredità dell’uomo bianco, ha fatto un prevedibile intervento freudiano – marxista nel fornire una nuova interpretazione della nozione del tragico e delle favole europee, molto in linea con gli interventi dei suoi amici psicanalisti nei differenti campi della scienza sociale. Nella sua vita successiva come professore, è stato accusato di abusi da alcuni dei suoi studenti, e il suo suicidio nel 1990, danno un’immagine di un uomo che era l’opposto dell’uomo che parla ai bambini che lui diceva di essere nei suoi trattati sui bambini autistici. Questo ci dice ancora una volta chi era responsabile dei trattati accademici nell’educazione occidentale – e del lavaggio del cervello dei bianchi. Wow, uno si domanda come interpretare le scene tratte dal vecchio testamento e dal deuteronomio (20:16–18) – testi che riproducono scene di antichi ebrei in uccisioni multiple, che oggigiorno potrebbero essere facilmente qualificabili come parole di odio. Mai e poi mai noi troveremmo una difesa così aperta di scene tanto sanguinarie nell’iliade o nelle favole europee.

Il dolore di leggere i romanzi potrebbe essere causato dalla consapevolezza del lettore (del fatto) che molti buoni romanzieri non arriveranno mai all’occhio del lettore, né a quello del pubblico. Migliaia di buoni autori, dall’antichità all’epoca post moderna restano ancora sconosciuti ad un vasto pubblico. Probabilmente, in alcuni dei loro libri ci potrebbero essere dei passaggi che offrano una chiave parziale agli enigmi dell’universo. Anche se alcuni di questi autori eventualmente ce la facessero (ad essere inseriti) nei corsi di studio delle scuole o ad essere citati nei notiziari in prima serata, correrebbero il rischio di essere interpretati in accordo con le verità egualitarie dominanti del nostro tempo. Ancor peggio, quando un ciclo storico e politico è finito, con uno nuovo che inizia, alcuni autori potrebbero finire condannati all’oblio, con altri mediocri che ricevono tutta la fama e la gloria. Lo abbiamo visto dopo la seconda guerra mondiale, Centinaia di studiosi e romanzieri simpatizzanti con il nazionalsocialismo (il norvegese Knut Hamsun, l’americano Ezra Pound, il francese Robert Brasillach, o il tedesco Gottfried Benn), sparirono dalle mensole delle librerie. Non ci dimentichiamo che (le opere) del romanziere russo anticomunista, Alexandr Solzhenitsin non erano disponibili per la lettura in Russia e in est Europa fino al 1990. Un giovane studente russo che aveva in mano una singola copia dell’opera auto-pubblicata di Solzhenitsin (“samizdat”) commetteva un atto criminoso nel sistema comunista.

2. Letteratura: da Omero ad Harold Covington

Parlando di cicli temporali sovrapposto l’uno all’altro, inclusi i personaggi che si agganciano al significato del tragico, bisogna menzionare il nome di Harold A. Covington, un romanziere post moderno le cui opere rappresentano un buon (esempio) di romanzo di formazione per ogni nazionalista bianco. Nel corso di diverse migliaia di pagine, Covington usa il classico approccio nella descrizione degli eroi post moderni che cercano sempre di superare sé stessi – di fronte a delle stravaganze cosmiche. Tuttavia, le trame dei suoi romanzi di guerra più famosi non si trovano nell’antica Grecia o a Roma, ma in un’America balcanizzata e morente. Covington è anche autore di svariati romanzi storici le cui trame ruotano attorno all’Europa del quindicesimo e del sedicesimo secolo. I suoi romanzi di guerra, per questo, potrebbero essere la ragione per cui il suo messaggio potrebbe essere più vicino e più comprensibile ad un lettore moderno, di Omero e degli antichi classici.

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